"You are invited to a remarkable family gathering."
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lunedì 23 gennaio 2012

Filosofie


con sottotitoli italiani qui

Damon Horowitz, professore di filosofia, informatico e "imprenditore seriale". Insegna a Google (dove è In-House Philosopher e Director of Engineering) e a San Quintino,  filosofia e informatica, ed è uno dei creatori di Aardvark.

Horowitz è in gamba, ma al primo posto nel ramo "Sviluppo & Ricerca" della specie umana ci sono i bambini. Lo racconta Alison Gopnik, al TED, qui. E nel suo libro, Il bambino filosofo.
"What is it like being a baby? It's like being in love, in Paris, for the first time, after you've had three double espressos. That's a fantastic way to be, but it does tend to leave you waking up crying at three o' clock in the morning."

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giovedì 12 gennaio 2012

Ken Robinson sull'istruzione


video originale (con audio integrale del TED Talk 2010, in inglese)
Fantastico.
Ken Robinson al TED nel 2006 - Do Schools Kill Creativity?

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venerdì 25 marzo 2011

Where fun is serious business


Nel 2006, in pieno scontro di civiltà, sul forum di Fahrenheit (radio3) qualcuno propose una soluzione creativa ed efficace per rilanciare i valori cristiani e occidentali minacciati in tutto il mondo ma soprattutto qui da noi. Si trattava di importare l'echidna dalla Nuova Zelanda, caricarlo di valori occidentali e riesportarlo vendendolo all'ingrosso a comuni e regioni. Una soluzione che consentiva contemporaneamente di salvare il paese e fare impresa.


Sulla carta il progetto aveva tutti i numeri per funzionare. 
A: Ebbene, l'echidna, con quel suo aspetto mite, ma pungente all'occorrenza (come l'occidente, sputato!), è nato per essere un simbolo! Noi compriamo echidna (echidni?) a bizzeffe, mettiamo su una bella campagna tipo "Echidna and democracy walk together", facciamo salire un po' la domanda e poi scagliamo carrettate di echidna sul mercato. Anzi no, con parsimonia. Diciamo: "Uhm, sapete, non riusciamo a fornire più di tot barili di echidna al giorno, ci dispiace". E l'echidna sale. E con l'echidna saliamo anche noi. (...)

Poi però...

... emersero i primi problemi con l'echidna (stoccaggio, deperibilità, ecc.) e si cercarono altre strade. Dopo un monento di confusione, qualcuno  (sempre il solito) propose un altro animale caricabile.
A: E invece ti sbagli, un altro simbolo e' possibile. Abbiamo sempre la carta bonobo da giocare, ricordi? Rifondazione non l'ha candidato ed e' quindi libero da impegni. Forse il bonobo non piace a tutti, ma e' un dato acclarato che tutti piacciano al bonobo. Inoltre la sua onomatopea si presta a slogan e a jingle, altro dato cruciale. Insomma, basta trovare qualcuno che accetti la permuta bonobo-echidna e figurati se su eBay non c'e' qualcuno che accetta. Ci pensi tu? Lo farei io, ma devo ascoltare Bianca Pizzorno.

Qualcuno (sempre la solita) obiettò:
D: Stai scherzando, vero, sul bonobo. Cioè, vuoi prendere un relativista moralmente disordinato - un maniaco sessuale, diciamolo pure - e caricarlo di valori occidentali? Così poi ci accusano di voler aprire il varco col bonobo, per arrivare al mandrillo e smantellare tutte le istituzioni, UNA PER UNA, come vuole fare Luxuria.

E così, la carta-bonobo fu abbandonata.
Oggi, la primatologa Isabel Behncke Izquierdo la rilancia in sette minuti.

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giovedì 18 febbraio 2010

Slumdog millionaires

Nella foto: Sugata Mitra, fisico teorico (NIIT), studioso di scienze cognitive, docente di Educational Technology presso la Newscastle University. Il suo progetto, A Hole in the Wall, ha ispirato il libro di Vikas Swarup da cui è stato tratto il film "Slumdog Millionaire".

"La natura eccelle nel creare sistemi che si auto-organizzano e l’educazione non è altro che un applicazione sociale di questo concetto. (...) Uno usa il computer, gli altri tre o quattro lo 'consigliano' sul da farsi, e tutti imparano". - Sugata Mitra

Il sito ufficiale del progetto A Hole in the Wall
Sugata Mitra racconta il suo progetto al TED, con sottotitoli italiani.
(su youtube si trovano anche video dal documentario di Rory O'Connor e Gil Rossellini, "A hole in the wall")


Nel 1999 Mitra lavorava in un ufficio ai bordi di una bidonville. "Abbiamo fatto un buco nel muro, ci abbiamo messo un computer, collegato a Internet, con un software di navigazione (browser), e l'abbiamo lasciato lì acceso, con una telecamera nascosta. Abbiamo visto i bambini imparare velocemente a usarlo, insegnandosi l'un l'altro". Mitra ha replicato l'esperimento nelle bidonville di altre città, dove altri bambini hanno scoperto i computer-nel-muro e hanno cominciato a usarli. In una città, racconta Mitra, il primo bambino ha capito come muovere il cursore e cliccare in circa 8 minuti - entro sera aveva trasmesso la sua scoperta ad altri settanta bambini, senza interventi di docenti o manuali, per auto-educazione. La tappa successiva è stato un villaggio dove i bambini non parlavano inglese. "Abbiamo lasciato il computer con una serie di contenuti pre-installati perchè non c'era accesso a Internet: quando siamo tornati alcune settimane dopo, abbiamo trovato i bambini che lo usavano e la prima cosa che ci hanno detto è stata: 'Ci serve un processore più rapido'." Vedendo la sorpresa di Mitra di fronte al loro uso dell'inglese, hanno risposto: "Hai lasciato questa macchina che parla solo inglese, così per parlare con lei abbiamo dovuto impararlo".

L'ultimo progetto di Sugata Mitra:
Skype Grannies

Signore inglesi, pensionate o insegnanti, raccontano favole su Skype ai bambini di una scuola di Hyderabad e degli slums di Mumbai. La ricerca di Sugata Mitra ha dimostrato tra l'altro che un’immagine proiettata su una parete via Skype funziona meglio, in termini di apprendimento, di una piccola finestra sullo schermo di un computer. “Size does matter.” L’idea è nata dai bambini stessi, che hanno chiesto di ascoltare favole raccontate da signore inglesi, per imparare a parlare l'inglese con un accento migliore che li aiuterà a trovare lavoro da grandi. Per esempio in uno dei tanti outsourcing centers che operano per il mercato inglese e americano.

Intanto A Hole in the Wall è arrivato a Kampala, in Uganda.

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martedì 16 febbraio 2010

A heartwarming workshop of staggering genius


(TED - video con sottotitoli italiani)

Dave Eggers parla di 826 Valencia, il doposcuola e laboratorio di scrittura gratuito per ragazzi dai 6 ai 18 anni, che ha fondato nel 2002 a San Francisco. Oggi ne esistono altri 6 negli Stati Uniti - a New York (826NYC), Boston, Ann Arbor (826Michigan), Chicago (826CHI), Seattle e Los Angeles (826LA).

Altri progetti ispirati a 826 Valencia:
First Story (coordinatore William Fiennes, Inghilterra)
Fighting Words (coordinatore Roddy Doyle, Irlanda)
826 Milano (Italia)

Dal libro:
"Caro Obama, ti è già venuta qualche buona idea?"
a cura di Jory John, coordinatore didattico di 826 Valencia.
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"Spero proprio che riuscirai a rimettere in sesto l'America. Fai pure con calma, però." 
- Sheenie Shannon, 13 anni
"1. Vola fino alla Casa Bianca in elicottero. 2. Entra. 3. Pulisciti i piedi sul tappetino. 4. Vai nella Stanza Ovale. 5. Siediti in poltrona. 6. Passati il disinfettante sulle mani. 7. Goditi questo momento. 8. Alzati. 9. Sali in macchina. 10. Vai al canile."
- Chandler Browne, 12 anni
"Praticamente sei un me grande." 

-  Avante Price, 7 anni
“Caro Presidente Obama, ti volevo salutare. Lavori con Babbo Natale?"
- Sergio Magana, 5 anni
"Mi raccomando non deludere gli Stati Uniti. Ti è già venuta qualche buona idea? Ancora niente? Ok. Va bene lo stesso".
- Alex Morones, 10 anni

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mercoledì 23 settembre 2009

Castelli in aria 2 - 8a puntata

Che cosa ci educa (e che cosa no)

  • Che cosa lascia un segno
  • l'esempio
  • coca-cola con la cannuccia corta
  • raddoppiamento fonosintattico
  • economia di sforzo
  • la necessità
  • uno impara a procurarsi il cibo
  • Zamenhof e Yunus
  • io e i miei fratelli siamo diventati tizi che abbiamo in camera una cassetta degli attrezzi
  • la vocazione
  • deviazione dagli automatismi
  • formica zeta e ratatouille
  • ci fa imparare ciò che nessuno intorno a noi sapeva
  • Che cosa no
  • discorsi, pistolotti, esortazioni, minacce, ricatti
  • le parole sono poco affidabili
  • non danno garanzie
  • Cos'è meglio delle parole? I fatti.
Le parole e le costrizioni non funzionano: possono ottenere effetti pratici, effetti locali, non si iscrivono nella natura della persona. Eppure assistiamo continuamente a sforzi educativi fatti di questo. Perché le parole dovrebbero convincere? Chi riceve la parola educativa non ha garanzie nemmeno che sia sincera. L'esempio (invece) è un fatto. E' reale. Non può mentire. E' sommamente convincente. Educare significa fornire questi fatti. Si può educare solo tirando fuori da una persona quello che realmente è.

Castelli in aria di Edoardo Lombardi Vallauri
radio3, dal lun. al ven. ore 18

*foto: un laboratorio della Tinkering School di Gever Tulley.
5 Dangerous Things You Should Let Your Kids Do

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