"You are invited to a remarkable family gathering."
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venerdì 25 marzo 2011

Where fun is serious business


Nel 2006, in pieno scontro di civiltà, sul forum di Fahrenheit (radio3) qualcuno propose una soluzione creativa ed efficace per rilanciare i valori cristiani e occidentali minacciati in tutto il mondo ma soprattutto qui da noi. Si trattava di importare l'echidna dalla Nuova Zelanda, caricarlo di valori occidentali e riesportarlo vendendolo all'ingrosso a comuni e regioni. Una soluzione che consentiva contemporaneamente di salvare il paese e fare impresa.


Sulla carta il progetto aveva tutti i numeri per funzionare. 
A: Ebbene, l'echidna, con quel suo aspetto mite, ma pungente all'occorrenza (come l'occidente, sputato!), è nato per essere un simbolo! Noi compriamo echidna (echidni?) a bizzeffe, mettiamo su una bella campagna tipo "Echidna and democracy walk together", facciamo salire un po' la domanda e poi scagliamo carrettate di echidna sul mercato. Anzi no, con parsimonia. Diciamo: "Uhm, sapete, non riusciamo a fornire più di tot barili di echidna al giorno, ci dispiace". E l'echidna sale. E con l'echidna saliamo anche noi. (...)

Poi però...

... emersero i primi problemi con l'echidna (stoccaggio, deperibilità, ecc.) e si cercarono altre strade. Dopo un monento di confusione, qualcuno  (sempre il solito) propose un altro animale caricabile.
A: E invece ti sbagli, un altro simbolo e' possibile. Abbiamo sempre la carta bonobo da giocare, ricordi? Rifondazione non l'ha candidato ed e' quindi libero da impegni. Forse il bonobo non piace a tutti, ma e' un dato acclarato che tutti piacciano al bonobo. Inoltre la sua onomatopea si presta a slogan e a jingle, altro dato cruciale. Insomma, basta trovare qualcuno che accetti la permuta bonobo-echidna e figurati se su eBay non c'e' qualcuno che accetta. Ci pensi tu? Lo farei io, ma devo ascoltare Bianca Pizzorno.

Qualcuno (sempre la solita) obiettò:
D: Stai scherzando, vero, sul bonobo. Cioè, vuoi prendere un relativista moralmente disordinato - un maniaco sessuale, diciamolo pure - e caricarlo di valori occidentali? Così poi ci accusano di voler aprire il varco col bonobo, per arrivare al mandrillo e smantellare tutte le istituzioni, UNA PER UNA, come vuole fare Luxuria.

E così, la carta-bonobo fu abbandonata.
Oggi, la primatologa Isabel Behncke Izquierdo la rilancia in sette minuti.

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martedì 28 settembre 2010

Autogol


"Non ho cambiato una virgola di ciò che volevo scrivere, né me l’hanno chiesto". Luca Casarini - qui

"Nessuno mi ha mai rotto le palle perché sono di sinistra. A parte quelli di sinistra, ovviamente". Sandrone Dazieri - qui

segue elenco dei non-firmatari della campagna no-mondadori...

"Finché potrò scrivere al meglio e in piena libertà e sarò in compagnia di gente che si riconosce in quei valori (autori, editor e lavoratori a vario titolo) io resisterò assieme a loro". Carlo Lucarelli - qui

"La Mondadori non mi ha mai censurato, altrimenti me ne sarei andato. Punto". Diego Cugia - qui

"In quale misura la proprietà dei Berlusconi influenza, condiziona o modifica la mia libertà di esprimermi attraverso le pagine stampate con il nome dell’azienda? Qualcuno può accusare me, o gli altri autori, di avere 'tirato indietro il piedino' per non offendere la proprietà? Dove? Come? Quando?"  Vittorio Zucconi - qui

"Quell'aria di libertà che ho ritrovato nell' ambiente di «Repubblica» non è diversa da quella che si è respirata all' Einaudi in tempi ben più difficili di quelli presenti e che ancora vi si respira." Adriano Prosperi - qui

"Il mio obiettivo resta quello di dire quello che penso a più gente possibile nel modo più efficace, con la speranza che, unitamente alla voce di altri, questo possa contribuire a offrire più strumenti di dissenso a chi ne sta cercando. Questo per me è fare cultura. E se è vero che questo si può fare in molte altre case editrici, resto convinta che in Einaudi ci siano per me le condizioni per farlo meglio che altrove".  Michela Murgia - qui

"Mondadori pubblica i miei libri, mentre tutti gli altri li hanno rifiutati, 55 volte". Antonio Pennacchi - qui

"Credo che la mia collaborazione debba continuare, perché Einaudi è un pezzo della cultura del nostro Paese. Chi gestisce lo Struzzo ha sempre rispettato l’autonomia degli autori: il giorno in cui dovessi subire un intervento censorio naturalmente me ne andrei. Einaudi continua a pubblicare libri nel solco della sua tradizione".  Gustavo Zagrebelsky - qui

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domenica 8 agosto 2010

Io sono qui, tu dove sei?


Il canale Youtube di Nunzio Raso - comico, entertainer, dj, papà

Konrad Lorenz ha avuto più o meno lo stesso problema con la figlia, Martina. E lo ha risolto in modo (più) efficace...


Per ventinove giorni Lorenz ha covato le sue venti preziose uova di oca selvatica. Finalmente è arrivato il gran giorno, ed eccola qua, la prima ochetta:

A lungo, molto a lungo mi fissò l'ochetta, e quando io feci un movimento e pronunciai una parolina, quel minuscolo essere improvvisamente allentò la tensione e *mi salutò*: col collo ben teso e la nuca appiattita, pronunciò rapidamente il verso con cui le oche selvatiche esprimono i loro stati d'animo, e che nei piccoli suona come un tenero, fervido pigolio.

Fin qui tutto bene. Lorenz ha già un piano: affiderà le ochette, e questa in particolare, all'oca domestica che si è piazzata nella cuccia del cane sfrattato.

Infilai la mano sotto il ventre tiepido e morbido della vecchia e vi sistemai ben bene la piccina, convinto di aver assolto il mio compito.

Macché.

(...) Pochi minuti, durante i quali meditavo soddisfatto davanti al nido dell'oca, quando risuonò da sotto la biancona un flebile pigolio interrogativo: 'vivivivivi?'. In tono pratico e tranquillizzante la vecchia oca rispose con lo stesso verso, solo espresso nella sua tonalità: 'gangangangang'. Ma invece di tranquillizzarsi come avrebbe fatto ogni ochetta ragionevole, la mia rapidamente sbucò fuori da sotto le tiepide piume, guardò su con un solo occhio verso il viso della madre adottiva e poi si allontanò singhiozzando: 'fip... fip... fip... '.

Lorenz ci riprova, la ficca di nuovo sotto la biancona, ma niente: 'fip...fip...fip...' Lorenz si arrende.

Posai la cestina con la culla riscaldata proprio in un angolo della camera e mi infilai anch'io sotto le coperte. Proprio nell'attimo in cui stavo per addormentarmi udii Martina emettere, già tutta assonnata, ancora un sommessso 'virrrr'. Io non mi mossi, ma poco dopo risuonò più forte, come in tono interrogativo, quel richiamo 'vivivivi?' che Selma Lagerloef nella sua stupenda storia del piccolo Nils Holgerson, che ha avuto su di me tanta influenza quand'ero bambino, traduce con geniale, penetrante intuizione nella frase: 'io sono qui, tu dove sei?'. 'Vivivivi?: io sono qui, tu dove sei?'. Io continuai a non rispondere, rannicchiandomi sempre più tra le coltri, e sperando intensamente che la piccola si sarebbe addormentata. Macchè! Ecco di nuovo il suo 'vivivivivi?', ma ora con una minacciosa componente tratta dal lamento dell'abbandono: un 'io sono qui, tu dove sei?' pronunciato con il viso atteggiato al pianto, con gli angoli della bocca abbassati e il labbro inferiore voltato in fuori; cioè, presso le oche, con il collo tutto ritto e le piume del capo arruffate. E un istante dopo ecco uno scoppio di striduli e insistenti 'fip... fip... '. Dovetti uscire dal letto e affacciarmi sul cestino; Martina mi accolse beata salutandomi con un 'vivivivivi'. Non voleva più smettere, tanto era il sollievo di non sentirsi più sola nella notte. La posi dolcemente sotto la coperta termostatica: 'virrrr, virrrr'. Si addormentò subito, deliberatamente, e io feci lo stesso. Ma non era passata neppure un'ora (erano circa le dieci e mezzo), quando di nuovo risuonò il 'vivivivivi' interrogativo, e si ripetè la sequenza di cui sopra. E poi di nuovo alle dodici meno un quarto, e all'una. Alle tre meno un quarto mi levai e decisi di cambiare radicalmente la disposizione degli elementi nell'esperimento. Presi la culla e me la posi a portata di mano presso la testata del letto. Quando, secondo le previsioni, alle tre e mezzo si fece sentire il solito interrogativo 'io sono qui, tu dove sei?', io risposi nel mio stentato linguaggio di oca selvatica con un 'gangangangang' e diedi qualche colpetto alla coperta termostatica. 'Virrrr,' rispose Martina 'io sto già dormendo, buonanotte'. Presto imparai a dire 'gangangangang' senza neppure svegliarmi, e credo che ancor oggi risponderei così se, nel profondo del sonno, udissi qualcuno sussurrarmi sommessamente 'vivivivivi?'.

da L'anello di Re Salomone, di Konrad Lorenz (1949)

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giovedì 24 giugno 2010

Natural Born Killers

“Il bambino piccolo normale è per tendenza innata d’un egocentrismo quasi assoluto, è avido, sporco, mosso da istinti violenti e da abitudini distruttrici, eccessivamente orientato sul sesso, brutale nel comportamento e privo di ogni senso di realtà e anche solo di una primitiva sensibilità morale; inoltre è opportunista, senza scrupoli, autoritario sadico nei suoi rapporti con la società (rappresentata dalla famiglia). Se poi ci rivolgiamo alla personalità criminale, a quella che noi definiamo personalità psicopatica, constatiamo che molte delle qualità appena menzionate possono in determinate circostanze continuare a sussistere anche nella vita adulta. Perché è proprio così: valutato con il metro sociale dell’adulto, il bambino piccolo normale è decisamente un delinquente nato”. 
Edward George Glover, psicoanalista inglese (1888-1972)

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sabato 5 giugno 2010

Cinese base

ZHI - SAGGEZZA
La parte superiore è costituita dalla parola "conoscenza" che sovrasta l'ideogramma utilizzato per il "sole”. Questo è la saggezza: la conoscenza che si sparge e che illumina il mondo come i raggi del sole, portando vita e calore a tutti gli esseri umani.

Dialogo (ascoltato) tra due ragazzi romani, Fratello e Sorella.
  • S - “Ma che, sul curriculum c’hai scritto che sai il cinese?”
  • - “Sì. (Stupito che sia stupita) Cinese bbase.”
  • S - “Base? Io che lo studio da tre anni so il cinese base, no tu che sei stato a Pechino una volta…”
  • F (...)
  • S - “E quale sarebbe questo cinese base?"
  • F - “Grazie, prego, portame er conto.”

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lunedì 31 maggio 2010

Lingue dure a morire

Il bancomat del Vaticano ha anche il latino, oltre all'inglese e all'italiano, tra le opzioni.

Carus exspectatusque venisti (Sei il benvenuto)
Inserito scidulam quaeso ut faciundam cognoscas rationem (Inserisci per favore la scheda per accedere alle operazioni consentite)
Deductio ex pecunia (Prelievo)
Rationum aexequatio (Saldo attuale)
Negotium argentarium (Lista movimenti)
Retrahe scidulam depositam (Ritira la tessera)

 "Un latino popolare, quasi giocoso" - Carlo Ferdinando Russo, professore emerito di Filologia latina e greca all'Università di Bari e direttore della rivista 'Belfagor'.
"È un latino passabile ma non è certo quello di Cicerone" - Antonio La Penna, professore emerito di Lingua e Letteratura Latina a Firenze.

(leggi tutto l'articolo qui)

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sabato 15 maggio 2010

Rockwell Rocks

Norman Rockwell, Andare e venire (1947)

Norman Rockwell. Una vita tormentata, snobbato dalla critica e bollato come kitsch, finché nel 1999 il critico d'arte del New Yorker, Peter Schjeldahl, scrive nella sua rubrica: "Rockwell è fantastico. E' diventato noioso dire il contrario."
Le sue copertine del Saturday Evening Post.
Il 3 febbraio 2010 Google gli dedica il logo.
Una delle scene inziali del film L'impero del sole (i genitori di Jamie gli danno la buonanotte) è ispirata al quadro Freedom From Fear di Norman Rockwell.  Lo racconta Steven Spielberg nel documentario Norman Rockwell: Painting America (2007).
Normal Rockwell's Bleeding - lo stand-up comedian Christopher Titus racconta la sua "famiglia americana disfunzionale media", in un interno rockwelliano, ma dilapidato.


Norman Rockwell, The Problem We All Live With (1964)

Il problema con cui tutti viviamo.
New Orleans, 14 novembre del 1960.  Ruby Bridges, 6 anni, entra alla William Frantz Elementary School scortata da agenti federali che la proteggono dai manifestanti bianchi. E' la prima bambina nera a entrare in una scuola per soli bianchi. Suo padre era contrario, ma sua madre ha insistito. Lei non sa ancora cosa l'aspetta. Si ritroverà circondata da ostilità, odio e minacce di morte. E sola in classe - per due anni.
Oggi, a 56 anni, Ruby Bridges Hall vive ancora a New Orleans ed è un'attivista per i diritti civili.

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mercoledì 5 maggio 2010

Ultimatum alla terra

"Se dovessi acclarare che la mia abitazione, nella quale vivo a Roma, fosse stata pagata da altri, senza saperne io il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali decideranno le azioni necessarie per l'annullamento del contratto di compravendita. Non potrei, come ministro della Repubblica, abitare in una casa in parte pagata da altri. Klaatu barada nikto."

(La dichiarazione del ministro Scajola, "riletta" dal Ruggito del coniglio, stamattina alle 8.05)

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martedì 27 aprile 2010

Woody Allen and his New Orleans jazz band


Roma, Parco della Musica, 31 marzo 2010 - il bis

Io, Antonia e Cecilia c'eravamo.
La nostra vicina di posto: "Mica siamo allo stadio!"

Primi passi col violoncello

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sabato 24 aprile 2010

Mel & Anne


Mi sono innamorato di lei su due piedi. (Mel Brooks)
Quando Mel ha detto a sua madre, ebrea, che stava per sposare una ragazza italiana, lei gli ha detto: "Portala pure a casa. Io sarò in cucina: con la testa nel forno." (Anne Bancroft)


Anne Bancroft e Mel Brooks cantano Sweet Georgia Brown in polacco, London Weekend Television, 1983. video
"No, Mel, io non me la ricordo..."
"Ma dài, che ti importa. Mica dev'essere una cosa fatta bene, è uno spettacolo televisivo, pago io."

Max Brooks, il figlio. Autore tv (Saturday Night Live), sceneggiatore, scrittore e esperto mondiale di zombie (Manuale per sopravvivere agli zombi, Einaudi 2003) -  il sito

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venerdì 5 marzo 2010

Moderazione


dallo spettacolo "Revelations" (1993)

e ancora Hicks non conosceva:
Neuromarketing
Guerriglia marketing
Ambush marketing
Marketing non convenzionale
Marketing virale
Marketing tribale
PNL - Programmazione neurolinguistica

La pubblicità è il rumore di un bastone dentro un bidone dei rifiuti.  - G. Orwell

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sabato 14 novembre 2009

Argument Clinic



Argument Clinic - Litigio-terapia
1 sterlina - una seduta di 5 minuti
8 sterline -  dieci sedute (corso intensivo)

versione integrale (ingl.)

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domenica 1 novembre 2009

Mister Big, prywatny detektyw


"Mr Big" di Woody Allen - in polacco

“Cosa posso fare per te, dolcezza?”
“Voglio che lei trovi qualcuno per mio conto.”
“Una persona scomparsa? Sei già stata alla Polizia?”
“Non esattamente, signor Lupowitz.”
“Chiamami Kaiser, dolcezza. Ok, allora chi è il tizio?“
“Dio.”
da Saperla lunga, Bompiani 1974
Nuova edizione: Rivincite (2004, trad.Daniele Luttazzi)

qui in italiano
qui in inglese
qui alla radio in inglese



"La puttana del Mensa"
da Citarsi addosso, Bompiani 1976
Nuova edizione: Senza Piume (2004, trad. Daniele Luttazzi)

Quando sei un investigatore privato, devi imparare a seguire il tuo istinto. Ecco perché quando un panetto di burro tremolante di nome Word Babcock entrò nel mio ufficio e stese le sue carte sul tavolo, avrei dovuto fidarmi del brivido di freddo che mi era salito lungo la schiena.
“Kaiser?” Disse “Kaiser Lupowitz?”
“Così è scritto sulla mia licenza” confessai
“Deve aiutarmi, mi stanno ricattando, la prego!”
Era agitato come un cantante di un complessino di rumba.
Gli allungai sul tavolo un bicchiere e una bottiglia di whisky che tenevo a portata di mano per scopi non terapeutici.
“Supponga di rilassarsi e di raccontarmi tutto”
“Lei..non lo dirà a mia moglie?”
“Sputi il rospo Word, non prometto niente!”
Tentò di versarsi da bere ma si poteva sentire il tintinnio al di là della strada e la maggior parte del liquido finì sulle sue scarpe.
“Sono una che lavora” disse “manutenzione meccanica. Costruisco e riparo cicalini. Ha presente quegli scherzetti che danno la scossa alla gente quando ti stringono la mano?”
“Si, allora?”
“Piacciono molto ai funzionari, specie a wall street”
“Venga al sodo!”
“Viaggio molto. Sa com’è, da solo. Oh non è quello che pensa lei. Vede Kaiser, fondamentalmente sono un intellettuale. Certo un uomo può incontrare tutte le pupe che vuole, ma quelle davvero intelligenti non sono così facili da trovare su due piedi”.
“Continui..”
“Be', vengo a sapere di questa ragazza. Diciotto anni. Studentessa al Vassar. Per una certa cifra viene a discutere di qualsiasi argomento, Proust Yeats o antropologia. Scambio di idee. Capisce dove voglio arrivare?”
“Mhh, non esattamente!”
“Voglio dire mia moglie è fantastica non mi fraintenda. Ma non discuterà mai di Pound con me. O di Eliot. Non lo sapevo quando l’ho sposata. Vede ho bisogno di una donna che sia mentalmente stimolante, Kaiser. E sono disposto a pagare. Non voglio un legame Voglio una rapida esperienza intellettuale e poi che la ragazza se ne vada. Cristo Kaiserr sono un uomo felicemente sposato!”
“Da quanto dura questa storia?”
“Sei mesi. Ogni volta che mi prende quella voglia telefono a Flossie. E’ una maitresse con un master in letteratura comparata e lei mi manda una intellettuale, capisce?”

Così, era uno di quei tipi con un debole per le donne brillanti. Provavo pena per quel povero stupido. Immaginai che ci fossero molti altri stupidi nella sua posizione affamati di un po’ di comunicazione intellettuale con l’altro sesso e disposti a pagare per averla.

“Adesso minaccia di dire tutto a mia moglie!” disse
“Chi?”
“Flossie! Hanno messo le microspie nella stanza del motel. Hanno delle registrazioni dove discuto di La terra desolata e Stili di volontà radicale...ehm...entrando a fondo negli argomenti. Vogliono diecimila dollari o vanno da mia moglie! Kaiser deve aiutarmi! Mia moglie morirebbe se sapesse che quassù non mi eccita!”

Il vecchio racket delle ragazze squillo. Avevo sentito dire che i ragazzi del distretto stavano indagando su qualcosa che c’entrava con un gruppo di ragazze colte, ma non avevano prove.
“Mi chiami Flossie al telefono”
“Cosa?”
“Accetto di occuparmi del suo caso. Ma prendo cinquanta dollari al giorno più le spese.”
“Sempre meno di diecimila dollari”
Sollevò la cornetta e fece il numero. Presi io la cornetta e parlai. Pochi secondi dopo rispose una voce vellutata e le dissi cosa avevo in mente. “So che può aiutarmi in un'ora di buona conversazione…”
“Certo. Cosa le piacerebbe?”
“Vorrei discutere di Melville”
“Moby Dick o romanzi brevi?”
“Qual è la differenza?”
“Il prezzo”
“Quanto vuole?”
“Cinquanta forse cento dollari per Moby Dick. Cento dollari sicuri per una discussione comparata Melville-Hawtorne”
“La cifra va bene” Le diedi il numero di una stanza al Plaza.
“Bionda o mora?”
“A sorpresa” e attaccai.

Mi preparai e ripassai le dispense del Monarch College.
Quando arrivai trovai una rossa che era impachettata nelle sue brachette come due grandi cucchiaiate di gelato alla vaniglia.
“Ciao, sono Sherry”
Sapevano davvero come eccitare la tua fantasia. Lunghi capelli lisci, borsa di pelle, orecchini d’argento, niente trucco.
“Cominciamo?” dissi indicandole il divano.
Accese una sigaretta e attaccò. “Penso che potremmo cominciare da Billy Budd come la giustificazione di Melville del comportamento di Dio nei confronti dell’uomo n’est ce pas?"
“E non nel senso miltoniano!” ... stavo bluffando, volevo vedere se abboccava.
“No. A Paradiso perduto, manca il fondamento di pessimismo”
Aveva abboccato.
“Penso che Melville abbia riaffermato le virtù dell’innocenza in un senso ingenuo eppure sofisticato”
La lasciai continuare. Aveva a malapena diciannove anni ma aveva già sviluppato la navigata naturalezza della pseudointellettuale. Snocciolava le sue idee ma era tutto meccanico.
Parlammo per un'ora circa poi disse che doveva andare. Si alzò e le porsi un centone.
“Grazie tesoro”
“Sai nel mio portafoglio ce ne sono altri di centoni.”
“cioè?”…avevo stuzzicato la sua curiosità
“Cioè metti caso che io voglia dare una festa in cui tipo due o tre ragazze mi parlassero di Chomsky?”
“Oh. WOW!”
“Devi parlare con Flossie”
Era arrivato il momento di stringere. Mostrai il mio distintivo da investigatore privato e la informai che era in arresto.
“Cosa?”
“Sono uno sbirro cara, e discutere di Melville a questi prezzi è articolo 802. Potresti finire dentro”
“Bastardo!”
“Vuota il sacco bimba, a meno che tu non voglia raccontare la tua storia in ufficio e non credo che molti vorranno sentire le tue versioni”
Cominciò a piangere. “Non portarmi dentro Kaiser, mi servono i soldi per il master! Non mi hanno dato la borsa di studio, Cristo!”

Venne fuori tutto, origini a Central Park, campeggi estivi socialisti, la vedevi fare le file alle biblioteche o annotare frasi sotto libri di Kant. Solo che poi aveva preso una strada sbagliata.
“Mi servivano soldi e un giorno un amico mi disse che un uomo sposato voleva parlare un po’ perché la moglie non era molto profonda. Lui era un amante di Blake e la moglie non era all’altezza. E accettai per una certa somma. All’inizio fingevo molto ma a loro non importava. Poi mi dissero che ce n’erano altri. In realtà sono già stata arrestata. Mi beccarono a leggere Commentary in un'auto parcheggiata e un altro paio di volte. Alla prossima finisco dentro…”
“Allora portami da Flossie”
“La libreria dello Hunter College fa da copertura”
“Come quei posti da scommesse nei retrobottega dei barbieri”

La lasciai libera ma le dissi di rimanere in città.
Entrai nella libreria dello Hunter College.
Finsi di chiedere dei libri rari, poi dissi “Mi manda Sherry”
Pigiò un bottone e da una parete di libri si aprì quel luogo di piacere che era da Flossie. Tappezzeria rossa e arredamento vittoriano per creare l’atmosfera. Pallide ragazze con gli occhiali dalla montatura nera oziavano sui divani sfogliando i classici.
Una bionda mi fa l’occhiolino e sussurrandomi un autore inglese mi fa segno a una stanza al piano di sopra... Smerciavano un po’di tutto. Per cento dollari in più potevi relazionarti ancora un po', ma senza avvicinarti troppo. Per altri cento una ragazza ti prestava i suoi dischi di classica veniva a cena con te e simulava di stare male. Per il triplo veniva a prenderti un'ebrea magra coi capelli neri legati fuori al Museo d’arte, ti faceva leggere la sua tesi, ti coinvolgeva sulle tesi di Freud sulla donna e poi fingeva un suicidio a tua scelta.
Una racket simpatico a New York.

Quando capirono che non ero lì per smerciare mi ritrovai una pistola puntata allo stomaco. Era Flossie, ma Flossie era un uomo con la maschera. Con un paio di movimenti lo disarmai e chiamai la polizia.
“Ottimo lavoro Kaiser” disse il sergente.
“Quando abbiamo finito lo passiamo all’FBI, vuole farci una chiacchierata circa delle scommesse clandestine e un'edizione critica dell’Inferno di Dante sotto inchiesta... Portatelo via!”
Più tardi quella notte cercai una mia vecchia conoscenza di nome Gloria. Era bionda. Laureata con lode. La differenza era che si era specializzata in educazione fisica. Fu piacevole.

qui in inglese

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venerdì 9 ottobre 2009

Bill Hicks - A Tribute



Nell'ottobre del 1993 David Letterman invita Bill Hicks al Late Show. Il monologo del comico viene registrato ma non va in onda. Hicks muore di cancro circa un mese dopo. Nel gennaio del 2009 Letterman invita la madre di Bill, Mary Hicks, per un tributo in cui trasmette integralmente il pezzo censurato. "E' stato un mio errore di valutazione" dice. "Una decisione presa essenzialmente per insicurezza. Ho sbagliato e mi dispiace."

Prima di morire, in una trasmissione televisiva Bill Hicks ha spiegato il motivo della censura: uno spot del movimento pro-life, che doveva andare in onda quella stessa sera. "I thought we lived in the United States of America, instead we live in the United States of Advertising."

A Tribute to Bill Hicks, David Letterman's Late Show,
Part 1    Part 2    Part 3

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domenica 4 ottobre 2009

I Shot A Moose



(Traduzione italiana del monologo)
Ho abbattuto un alce, una volta. Lo so, è terribile, ma è così.
Ero andato a caccia a nord dello stato di New York. Lo lego al parafango della mia auto e me ne torno verso casa. Ma non mi ero accorto che il proiettile non lo aveva ucciso - lo aveva solo colpito di striscio alla testa, tramortendolo.

Mentre guido sull’autostrada, imbocco una galleria e l’alce si sveglia. In pratica sto guidando con un alce vivo sul parafango. L’alce alza la zampa per segnalare una svolta… e c’è una legge nello Stato di New York che vieta di viaggiare con un alce cosciente sul parafango, il martedì, il giovedì e il sabato. (...)


Insomma, non so che fare. Panico. Mi viene in mente che alcuni amici danno una festa in costume: ci vado con l'alce, lo scarico alla festa, e me ne lavo le mani. Guido fino alla festa, arrivo di fronte alla porta di casa, con l'alce al mio fianco, busso alla porta e il padrone di casa ci apre.
“Ciao” dico io. “Conosci i Sullivan?”

Entriamo. L'alce comincia a socializzare. Va al buffet, un tipo cerca di appioppargli una polizza. L'alce va fortissimo, tra parentesi. Un mito.
Si fa mezzanotte. C'è la premiazione per i costumi più belli. Il primo premio va... ai Berkowitz: marito e moglie travestiti da alce.

L'alce arriva secondo. E' furibondo. Lui e i coniugi Berkowitz si prendono a cornate, lì in salotto. Finché non stramazzano a terra svenuti. “Questa volta me ne sbarazzo sul serio”, penso. Lo sbatto sul parafango e parto sparato verso il bosco. Ma... ho preso i Berkovitz.

E ora sono lì che guido con due ebrei sul parafango, e c'è una legge nello Stato di New York… eccetera. Comunque, dopo un po' i Berkovitz si risvegliano nel bosco in costume da alce. Il marito viene abbattuto, imbalsamato ed esposto come trofeo di caccia al Circolo del golf di New York. E il bello è che in quel circolo gli ebrei non sono ammessi.

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mercoledì 12 agosto 2009

Parlare l'italiano


"Troppi forestierismi quando si è fra amici negli spogliatoi del campetto di calcio potrebbero far credere che vogliamo mettere un qualche tipo di distanza fra noi e i compagni di squadra:

Ragazzi, secondo me nel primo tempo quelli del team avversario hanno avuto solo un aperçu della nostra Weltanschauung. Basta con questo gioco in souplesse, nel secondo tempo dobbiamo fare un vero show off!"

da Parlare l'italiano - Come usare bene la nostra lingua
di Edoardo Lombardi Vallauri

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